La Cavalleria rusticana di Mascagni tra innovazione e tradizione

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Perché la Cavalleria rusticana di Mascagni è piaciuta tanto al pubblico? Quali sono le ragioni del suo successo?

Per la trama, per la vicenda narrata:

In Cavalleria rusticana Mascagni ha condensato in un unico atto una vicenda in cui la fine tragica viene preparata con un meccanismo che alterna momenti di tensione a momenti che interrompono questa tensione, ma solo perché questa aumenti ancora di più al passaggio successivo, tenendo sempre lo spettatore attento e coinvolto.

cavalleria rusticana di pietro mascagni

Per la musica:

Mascagni ha creato la musica perfetta per un’opera così nuova per temi e ambienti: come rendere in musica l’ambientazione umile? Mascagni usò la musica popolare, la musica familiare alla povera gente, la musica da operetta, che lui ben conosceva, provenendo lui stesso da una famiglia modesta, e avendo a lungo girovagato per l’Italia come direttore di compagnie d’operetta. Mascagni sapeva qual era la musica che piaceva alla gente, e sapeva come crearla.

Ma al contempo non rinuncia alla musica operistica tradizionale, riducendola però in una forma semplice, senza artificiosità; per questo la sua musica arriva diritta al cuore. Tutto è immediato, il tempo del discorso è il più possibile realistico, comprese le pause; ogni nota corrisponde ad una sillaba, il personaggio smette di cantare quando anche nella realtà smetterebbe di parlare, senza forzature. La musica accompagna il dramma, gli dà voce, lo esalta al massimo, ma senza mai farsi troppo vedere, senza farsi notare, quasi ‘invisibile’: questa naturalezza e immediatezza sono ciò che più la avvicina al ‘verismo’ di cui Verga fu esponente: così come l’autore verista cerca di rendersi ‘invisibile’, lasciando che il racconto sembri scritto da sé, così anche Mascagni pare rendersi ‘invisibile’, per far sembrare ciò che avviene in scena il più ‘naturale’ possibile.

Mascagni usa i tradizionali numeri chiusi quando deve fare ‘musiche di scena’, cioè quei momenti in cui ci sarebbe veramente musica e canto, anche fuori della finzione scenica. Spesso sono cantati dal coro, che rappresenta la voce della comunità e i suoi momenti di festa, di celebrazione liturgica, di gioia profana, ecc (il coro di apertura, la liturgia pasquale, il brindisi); oppure dai singoli individui (la serenata, la canzone di Alfio, lo stornello di Lola). Mascagni però ha anche fatto qualcosa di molto innovativo: al di fuori di questi numeri chiusi, i dialoghi fluiscono in una melodia libera, aperta, seguendo il ritmo del discorso e dello stato d’animo dei personaggi.

L’opera è percorsa da vari leit-motifs e riprese di temi musicali che danno coesione all’insieme e dimostrano la conoscenza di Mascagni della lezione wagneriana.

Per la resa dei personaggi:

Il colore locale non è presente in Cavalleria, perché Mascagni non voleva far apparire i suoi personaggi ‘esotici’ , lontani o ‘strani’, ma anzi, voleva che fossero familiari e riconoscibili al pubblico italiano in genere: anche la serenata che canta Turiddu, benché in lingua siciliana, ha una forma che ricorda la canzone napoletana; Mascagni poteva mettere più musiche siciliane, ma non l’ha fatto; anche Lola canta uno stornello toscano, non siciliano; il concetto di ‘popolare’ valica i confini della regione siciliana per estendersi a livello più generale.

Per la forza del dramma:

La dura vita dei campi, il realismo sociale non sono obiettivo della Cavalleria rusticana; l’opera non può e non vuole rappresentare questi aspetti che troviamo nella novella di Verga; i paesani di Mascagni, con il loro cori un po’ ‘di genere’, non hanno la pretesa di essere realistici; ma svolgono, per l’appunto, la funzione di voce ‘corale’, presenza scenica importante, perché ben traduce il senso di ‘comunità’ sempre presente nelle opere di Verga. Ma Mascagni non si preoccupa del realismo; la sua Cavalleria rusticana si concentra sul senso tragico del dramma, sulla forza delle passioni che rendono inevitabile la tragedia finale. D.H. Lawrence, leggendo Verga, notò questo : “Sembra che i siciliani siano quanto di più vicino ai greci antichi esista oggi”. Mascagni, con la sua Cavalleria, ha esaltato il dramma come mai l’Opera aveva fatto prima, creando al contempo il linguaggio musicale e formale adatto per rappresentare temi tanto forti.

Mascagni compose la Cavalleria rusticana con una forte pressione dovuta al bisogno di vincere un concorso che rappresentava l’unica opportunità per risollevare la sua carriera e la sua situazione finanziaria; la fretta dovuta ai tempi ristrettissimi gli ha permesso di creare questa felice sintesi tra tradizione e innovazione, e di esprimere al meglio la sua vena naturale, il suo istinto per la musica che arriva al cuore.

Immagine: Gallica

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