Cavalleria rusticana: tutto comincia con un concorso… e il giovane Mascagni entra nella storia

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Cavalleria rusticana non ebbe, come altre opere entrate nella storia della musica, una genesi tormentata; niente lunghe gestazioni, ripensamenti, ecc. No, no, nulla di tutto questo: ebbe una genesi rapidissima; Mascagni aveva fretta, tanta fretta, perché il concorso a cui voleva partecipare scadeva di lì a poco: si trattava del concorso per giovani operisti indetto dalla casa editrice milanese Sonzogno.
Uscito l’11 luglio 1888,  il concorso richiedeva di comporre un‘opera inedita in un unico atto; la giuria avrebbe poi selezionato tre finalisti, i quali, oltre ad un premio in denaro, avrebbero avuto l’opportunità di rappresentare l’opera al teatro Costanzi di Roma.
Il concorso scadeva a maggio del 1889, e parteciparono 73 compositori, tra cui il giovane Pietro Mascagni, allora ventisettenne.

pietro mascagni, giovanni targioni tozzetti e guido menasci
Pietro Mascagni (al centro), con i librettisti della Cavalleria rusticana, Giovanni targioni tozzetti e Guido menasci.

Mascagni all’epoca non era nessuno: era un oscuro compositore che aveva trovato lavoro come direttore della filarmonica di Cerignola, in provincia di Foggia. Aveva studiato presso il conservatorio di Milano, ma non aveva terminato gli studi; per qualche tempo aveva girovagato come direttore d’orchestra di compagnie d’operetta, finché non trovò quell’impiego, necessario per dare una stabilità alla famiglia che si era appena formato (si era sposato con Lina, e gli era nato il primo figlio).

Un concorso, in tutta fretta

Ben presto, però, la situazione economica di peggiorò, e Mascagni, oltre a soffrire un po’ l’ambiente provinciale, non era più sicuro nemmeno del suo impiego. Quel concorso poteva essere una buona opportunità per lui; la novella di Verga, Cavalleria rusticana, era un buon soggetto, e lui l’aveva vista anche nella versione teatrale portata al successo dalla grande Eleonora Duse nella parte di Santuzza. Perché non provare? Per il libretto, Mascagni chiamò il suo amico Giovanni Targioni-Tozzetti, poeta scapigliato, il quale a sua volta si fece aiutare da un altro amico poeta, Guido Menasci; i tre giovani lavorarono alacremente, perché si era già nel mese di gennaio, e il concorso scadeva a maggio: ma alla fine Cavalleria rusticana fu terminata e inviata appena un giorno prima della data di scadenza del concorso.

La commissione si riunì il 1 febbraio 1890, fece una prima scrematura selezionando i migliori 18 lavori tra tutti quelli pervenuti. E poi, da 18, ne selezionò tre: terzo posto a Rudelio di Vincenzo Ferroni, secondo a Labillia di Vincenzo Spinelli, e primo posto a Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni. Mascagni aveva trascorso tutti quei mesi in trepidazione e angosciato da preoccupazioni economiche; quando ricevette la notizia, pianse di gioia.

Cavalleria Rusticana, mascagni, interpreti della prima
Mascagni insieme agli interpreti della Prima di Cavalleria Rusticana.

Ma il bello doveva ancora arrivare. La sera del 17 maggio 1890, il teatro Costanzi di Roma eseguì per la prima volta Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni. Il direttore d’orchestra Leopoldo Mugnone cominciò il Preludio; il teatro era mezzo vuoto perché poche persone avevano voglia, in una bella serata come quella, di venire a sentire un’opera nuova di un autore sconosciuto. Ma già il Preludio si conquistò l’immediata attenzione del pubblico, che via via si fece catturare sempre più dalla magia della musica; l’opera durò quasi due ore, perché fu chiesto il bis di moltissimi numeri. Gli interpreti ingaggiati da Sonzogno per i ruoli di Santuzza e Turiddu furono davvero azzeccati: si trattava di Gemma Bellincioni e Roberto Stagno, coppia anche nella vita oltre che sul palcoscenico: lui tenore oltre la cinquantina, lei molto più giovane, avevano le doti interpretative e il temperamento adatto per dare voce al dramma e alle passioni forti dei loro personaggi.

Il trionfo e la celebrità

Dire che il pubblico si espresse favorevolmente è dire poco: a quanto pare, andò proprio in visibilio: Mascagni e gli artisti furono chiamati 60 volte sul palco a ricevere applausi e ovazioni;  erano anni che l’opera italiana non godeva di un tale trionfo. In quella sera, Mascagni, da signor Nessuno, passò ad essere improvvisamente una celebrità: un nuovo Maestro era nato!

Mascagni era sempre stato consapevole del suo talento, anche da giovane, quando studiava al Conservatorio; ma non si sarebbe mai sognato nemmeno lui tanta gloria. Il suo nome fece il giro dell’Europa e del mondo, divenne un ‘personaggio alla moda’, imitato anche nello stile e nel look. La sua Cavalleria rusticana fu presa a riferimento e imitata da moltissimi compositori, che speravano forse di avere anche solo un decimo del suo incredibile e inaspettato successo. Tutte queste opere d’imitazione ebbero breve vita, a parte i Pagliacci di Leoncavallo, che viene tradizionalmente rappresentata insieme a Cavalleria.

Il successo fulmineo e precoce di Cavalleria rusticana che effetto ebbe sulla successiva carriera artistica di Mascagni? Egli non si lasciò, per così dire, ‘condizionare’ troppo dal suo straordinario debutto; Cavalleria rusticana fu un’esperienza importante, ma che archiviò subito per percorrere strade nuove, spesso difficili, e che non gli diedero mai un successo anche minimamente paragonabile a quello di Cavalleria. Lui stesso affermò, con un pizzico di rimpianto:

“E’ stato un peccato che io abbia scritto Cavalleria rusticana come prima opera; sono stato incoronato prima ancora di essere re.”

Anche se Mascagni non tornò mai più a comporre un’opera ‘verista’, la sua Cavalleria, amata e acclamata ovunque, diede nuovo slancio alla produzione operistica italiana: la ‘Giovane Scuola‘ comincia proprio da qui, dal ‘verismo’ di Cavalleria rusticana.

[Immagini tratte da un libretto del teatro La Fenice.]

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